30 marzo 2012

La mosca bianca di Roberto Gassi

Persone e non personaggi, uomini e donne non numeri.

Alla ricerca dell’umanità perduta.



Scrittori, poeti e artisti sono sempre stati cantori del proprio tempo, a volte critici, sarcastici e ironici. L’arte, sia essa scrittura, pittura o musica, oltre ad aver sempre contribuito ad ingentilire e svegliare gli animi, ha sempre cercato di dare voce a sentimenti troppe volte relegati in fondo alle coscienze, sacrificati ad ideali troppo grandi ed astratti per essere davvero capiti, oppure all’ideologia e alle convinzioni del momento.
In questo momento storico siamo di fronte ad un cambiamento epocale, stiamo salutando il vecchio mondo, il caro vecchio pazzo mondo. Quindi servono nuove leggi, nuove regole, nuovi parametri e livellamenti. Cosa importante si sta cercando di riformare il “mercato del lavoro”. Marx scriveva che il lavoro è l’essenza dell’uomo, e così dovrebbe essere, poiché “il lavoro” si prende la maggior parte della vita “attiva di una persona. Ma negli ultimi anni non è stato così, il lavoro ci ha abbruttiti, sfiduciati e, adesso comincia a negarci la tranquillità di un futuro.
Le nuove leggi, le nuove proposte dovrebbero avere al centro “L’uomo”, non solo numeri o spread da colmare; creare nuove occasioni lavorative all’altezza del prossimo mondo nuovo.
La mosca bianca, il libro di Roberto Gassi pubblicato da Albus edizioni, è una “cronaca minuto per minuto” di un giorno, una settimana, di una vita lavorativa. Come tutti gli artisti il Gassi non punta il dito contro nessuno, ma si limita a descrivere, a raccontare gli ambienti del lavoro, i lavoratori e le loro storie.
In primo luogo, più che i personaggi, Gassi descrive le persone. Persone normali che davvero si possono trovare in un’azienda, ma anche in un ufficio. Non sono da considerare personaggi, perché non sono macchiette, bensì persone cariche di un loro personale dramma umano che scaricano sulla vita lavorativa ognuno a modo suo: chi con atteggiamenti sadici, chi con fare strafottente, chi con atteggiamento ludico, chi con morbosa cortigianeria.
In secondo luogo è importante lo stile narrativo dell’autore. Più che ironico, il tono è satirico e a tratti persino tragico. L’ambiente è tragicamente comico, come può essere solo la realtà: ci sono storie di dolorosa ingiustizia sociale, di raccomandazioni, di mobbing, tragiche nel loro contenuto, ma descritte con una sottile ironia canzonatoria e soprattutto con un profondissimo e vivo senso di comprensione umana. Quel sentimento che fa sentire il lettore vicino ai perseguitati ed ai persecutori, ai vincitori e ai vinti, perché tutti esseri umani, vincolati in un mondo difficile e pieno di ostacoli, in cui ognuno si salva come può.
In fabbrica, come in azienda, come in ufficio o all’università vale davvero la legge del più furbo e del più lecchino? Quindi ai giovani, oltre ad insegnare che, come dice il Premier Monti “il posto fisso è monotono”, dobbiamo anche insegnare che per sopravvivere nel mondo del lavoro bisogna essere furbi, ingiusti, lecchini e disonesti? O per riuscire a galleggiare basterà soltanto essere delle mosche bianche? Domande importanti a cui bisogna trovare in fretta una risposta, perché, anche se, oggi si parla solo dell’ articolo 18, bisognerebbe sempre ricordare l’esistenza di un certo articolo 1: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione.”

La mosca bianca di Roberto Gassi, un libro da leggere. Nelle migliori librerie o direttamente dal sito www.albusedizioni.it … anche in versione ebook.


G.B.

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