15 febbraio 2012

L'ULTIMO PETALO




L’ULTIMO PETALO


Un libro di racconti è come una collana di perle: ogni perla porta con sé una storia, un valore, una luce, che vivono di vita propria; poi si prende un filo, le si mettono una vicina all’altra, e ci si ritrova con un’opera che raccoglie armonicamente tutti i suoi componenti.
Solitamente non sono una lettrice di racconti, mi sono trovata perciò un po’ in difficoltà: nella lettura, perché quando si finisce un racconto è alquanto faticoso il distacco per entrare subito nel mondo successivo; ma anche nel commento, perché ci sono tante storie, alcune che prendono più di altre, perché ognuna è un mondo a sé ed è difficile riuscire a rappresentare ogni sentimento ed ogni sensazione che ne derivano, leggendole.
Il filo che unisce le perle di questa collana è la realtà, la vita vera e vissuta: ci sono dentro le situazioni ed i problemi che ogni individuo incontra quotidianamente sul proprio cammino, ciascuno intervallato da una poesia che tratta lo stesso tema del racconto, leggera, soffice e fugace.
L’autrice conferma, anche qui, uno degli aspetti più apprezzabili dei suoi lavori passati: tutto è trattato con uno stile essenziale, semplice e lineare; ed è proprio questa modalità di narrare temi importanti, a renderli così d’impatto.
Nella cornice dell’umanità disegnata da Miriam Ballerini, ad ogni passo, ci si imbatte in una storia che tocca le corde più nascoste del lettore, una storia che, in qualche modo, costringe a fare i conti con un problema, un sentimento, una sensazione.
Così ci si trova con la faccia schiacciata contro la demenza di un anziano, contro la pedofilia, contro la morte o contro il tradimento e non ci si può esimere dal “guardare” i pensieri che nascono dentro di noi che leggiamo; ma l’autrice non lascia che il lettore si addentri in tutto ciò senza un sostegno, e quel sostegno, qui, si chiama ottimismo, positività.
Ottimismo che non sfocia però mai in superficialità ma è semplicemente uno strumento in più per guardare la scena: serve a capire e a “dare un senso”, a dare modo di uscire dall’invischiamento che la descrizione di alcune immagini provoca, permettendo di leggerle con un carattere di stampa differente.
Le sensazioni non svaniranno ma avranno una nuova luce.

Lorenza Mondina


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