01 febbraio 2012

Economia: dieci anni di euro, luci e ombre

ECONOMIA DIECI ANNI DI EURO : LUCI E OMBRE
Le promesse non mantenute – Le cause di un compleanno …non celebrato
di ANTONIO LAURENZANO    
 
  L’euro ha compiuto dieci anni!
Il 1° gennaio 2002, in un clima di generale entusiasmo, la moneta unica entrava nelle tasche di circa 300 milioni di europei, in 12 Stati membri dell’Unione europea, ponendo fine all’incertezza dei cambi e agli sbalzi inflazionistici. Un passaggio storico: il superamento di divisioni e rivalità del passato, un grande segno di pace, l’affermazione di una comune volontà dei popoli del Vecchio Continente di camminare insieme nella storia. Il primo significativo passo verso l’integrazione politica dell’Europa, il sogno di una vita di tanti europeisti.
Ma è stato un compleanno sofferto, perché la moneta unica, che avrebbe dovuto garantire stabilità e crescita, è invece al centro del … fuoco concentrico delle speculazioni, anche politiche. Aspettative deluse, sogni infranti… per colpa di una crisi finanziaria, di una tempesta selvaggia dei mercati privi di automatismi equilibratori. Il 2011, in particolare, è stato l’annus horribilis per l’euro e la luce in fondo al tunnel è ancora molto lontana. All’atto della sua nascita, c’era “la promessa di un mondo bipolare, un equilibrio monetario, un sistema più equo e pluricentrico, meno vulnerabile agli shock unilaterali venuti dall’America”. Promessa tradita. L’euro doveva nel tempo divenire il naturale “rivale” del dollaro ma alla prima grande difficoltà, dai mutui subprime in America ai debiti sovrani in Europa, il progetto visionario di una moneta forte è miseramente crollato.
E’ mancato un forte coordinamento delle politiche economiche dell’Uem (Unione monetaria europea), cioè un “centro di governo” della politica economica dell’Eurozona con compiti di supervisione delle politiche di bilancio degli Stati membri al fine di assicurare il rispetto dell’equilibri dei rispettivi conti pubblici. Non sarebbe scoppiato il “caso Grecia”! E’ mancata l’introduzione di nuovi strumenti di politica economica che soltanto ora, con colpevole ritardo, in presenza di una crisi devastante, vengono ipotizzati (fiscal compact, fondo salva stati, eurobond, ecc).
Dentro la crisi si è colta l’assenza di quello “spirito europeo” che superasse gli egoismi e gli interessi nazionali come si prometteva al changeover, quando si caricava la moneta unica del compito di portare l’Unione verso la progressiva integrazione comunitaria. Forse si è pagata l’ambizione di imporre una “moneta senza sovrano”, senza uno Stato, nell’illusione che, attraverso il danaro uguale per tutti e una Banca centrale europea svincolata dai governi nazionali, partisse il volano che conduceva in fondo al traguardo degli “Stati Uniti d’Europa”, com’era nel sogno dei padri fondatori. A dieci anni dall’adozione della moneta unica, lo tsunami finanziario ha mostrato la grande miopia del Trattato di Maastricht, fondato su una valuta unica ma con sovranità molteplici!
Sarebbe difficile oggi sostenere, con i capricci di Sarkozy e i diktat della Merkel, che gli europei- dopo dieci anni di moneta unica- siano più coesi, più consapevoli del destino condiviso, più fratelli dello stesso popolo. Un grave deficit di identità culturale e politica che incombe minaccioso sul futuro dell’Europa e cioè sull’idea stessa di un’Europa unita.
Un populismo strisciante vorrebbe consegnare l’euro alla storia come la causa di tutti i mali nazionali ed europei. Si dimenticano però, soprattutto in Italia, i danni economici del passato legati alle svalutazioni in termini di crescente inflazione, agli alti tassi d’interesse, ai costi di transazione a livello internazionale. Un Paese semi-debole come il nostro è sceso da un debito (incontrollato, per la finanza allegra degli Anni Ottanta) del 122% del Pil nel 1994 al 104% del 2007 ed è passato da una economia inflazionistica, con un export drogato dalle svalutazioni a una manifattura competitiva basata molto sulla qualità. E’ incontestabile la perdita del potere d’acquisto del 39,7% subita in dieci anni dal ceto medio ma cosa sarebbe successo per la nostra fragile economia se non avessimo avuto lo scudo europeo?

L’euro rischia di diventare la bandiera dei risentimenti, della polemica strumentale, della demagogia di bassa lega, della inefficienza dei governi nazionali. E invece, come ha osservato il Presidente della BCE, Mario Draghi, “l’euro è uno dei simboli dell’Europa unita, un pilastro per l’economia”, ha bisogno di ritrovare fiducia e consenso in se stesso e questo sarà possibile in un contesto economico e politico europeo diverso. E’ tempo di una governance seria e credibile con istituzioni comunitarie che sappiano finalmente operare con efficacia. L’Europa non si costruisce con miseri accordi intergovernativi ma con una reale integrazione, capace di coniugare il rigore e la crescita, in un quadro di equilibri politici rispettoso della pluralità delle voci nazionali. Il resto appartiene al libro del passato!
 
 

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