23 gennaio 2012

Il Papa tenuto lontano dai bambini

Il Papa tenuto lontano dai bambini
Troppa cortina protettiva attorno a Benedetto XVI



A conclusione di un’udienza papale centrata sulla necessaria e perseguibile “Unità dei cristiani”, in una sala Nervi come al solito affollata, Benedetto XVI ha accolto una lunga fila di dignitari, prelati e rappresentanti di associazioni, ma non è riuscito a dedicare più di un saluto formale al gruppo di bambini degenti presso l’Istituto nazionale per la ricerca e la cura dei tumori di Milano, nel citare l’elenco dei gruppi italiani intervenuti.
Un viaggio lungo, affrontato in pullman, all’insegna del motto: “Vado al massimo”. Un grido cantato, pieno di entusiasmo e di speranza, per un incontro molto sentito, confortante e carico di semplici aspettative.
Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio” (Mc 10,14). Un passo più volte citato durante le preghiere e la preparazione dell’incontro, anche per entrare in clima col tema unitario della giornata, che come ha sottolineato il Santo Padre: “Richiede una conversione interiore, sia comune che personale”. Quella che lo stesso vangelo individua nella ricerca all’immedesimazione proprio con i bambini.
E’ stato mortificante, a fine udienza, leggere una silenziosa delusione negli occhi di quei bambini, che pensavano di incrociare da vicino il sorriso del Papa. Bambini abituati a lottare per una vittoria spesso improbabile, talvolta difficile e comunque quotidianamente sofferta.
Amaro aver visto sfilare in costume dinanzi al Pontefice, visibilmente stanco, persino “le pance grosse di Magonza”, l’associazione carnevalesca tedesca per il 175esimo anniversario, e veder poi negata la possibilità anche solo a qualcuno di quei bambini di potersi avvicinare a Sua Santità. 
Bambini segnati dalla sete di speranza e di conforto, nonché da un disperato bisogno di “contatto”. Anche di una sola carezza, concreta o metaforica che sia, ma che al calore del contatto aggiunga la dolcezza “trasformatrice” della terapia spirituale.
Conciso e beneaugurante il commento a mezza voce di una mamma lì presente, mentre accarezzava la sua bambina: “Troppa cortina protettiva. Adesso speriamo che qualcuno gli suggerisca di venirli a trovare a Milano. Magari alla prima occasione di visita al neo arcivescovo della diocesi capoluogo, l’amato card. Scola”. “Che Dio lo voglia!”, è stata la risposta colta alle mie spalle.





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