13 dicembre 2011

La stracciata pazzia di Stefano Bernazzani




“La stracciata pazzia” di Stefano Bernazzani - la letteratura incontra la crisi economica
di Lorenza Mondina

Mai come al giorno d’oggi, quando succede qualcosa di eclatante nel mondo, capita di andare in libreria e trovare immediatamente una serie di libri sull’argomento in questione: succede per morti illustri, succede per alcune tematiche particolarmente care ai media, succede per le guerre.
Ci sono poi argomenti di cui l’opinione pubblica quasi “si annoia”, non parla se non tramite piccoli trafiletti su grandi quotidiani, accanto a battaglie tra penne illustri.
Inoltre si sa, le notizie, anche quando vengono messe sotto il riflettore, invecchiano appena nascono, restano in vita per il tempo di un titolo sul giornale, ma si dimenticano quasi subito, rendendo la conoscenza delle questioni trattate molto rapida e superficiale.
Prendiamo la crisi, non quella delle banche e delle grandi società finanziarie, ma quella che da più di tre anni vivono i lavoratori singoli, i lavoratori che, con uno stipendio di poco più di mille euro al mese, mandano avanti la loro vita. Chi si ricorda più di coloro che hanno perso lavoro in questi ultimi anni? Chi pensa più a chi è stato messo in cassa integrazione? Chi si ricorda più di quelle ditte che non sono sopravvissute indenni alla dilagante situazione disastrata odierna?
Però, entrando in libreria, troviamo libri su Steve Jobs, abbiamo recentemente visto scaffali pieni di copertine con Gheddafi, e sui giornali continuiamo a leggere di Lehman Brothers e di “spread”.
E intanto le famiglie diventano sempre più povere, gli operai stentano sempre di più ad arrivare alla fine del mese, la gente invecchia lavorando.
E chi dà ancora rilevanza a questa situazione?
Oggi posso dire che qualcuno c’è, io l’ho trovato nell’ultimo libro che ho letto: letteratura che è ancora capace di aprire gli occhi e la mente, che ci racconta ancora di valori e di sentimenti.
La stracciata pazzia è un libro che parla di vita “comune”, della quotidianità di un uomo qualsiasi, che deve lavorare per vivere, e lo fa raccontandoci un problema reale e contingente, quale è la crisi oggi, quella dei nostri anni.
Leggendo questo libro si possono trovare i sentimenti che questo caos sociale può suscitare in una persona, finalmente c’è chi guarda verso una direzione che all’opinione pubblica probabilmente non interessa troppo: è partendo da questo assunto, da questa ottica, che ci si svelano le motivazioni delle scelte che le persone arrivano, anche disperatamente, a fare.
In tutta onestà, non posso dire di non aver dato più volte credito alle argomentazioni di Giovanni, uno dei protagonisti, di fronte alle mosse del sindacato, contestandolo anche aspramente. Ma poi subentra sempre la lucidità di chi non c’è direttamente dentro: chi non subisce in modo diretto e tangibile la crisi, può essere razionale, deve esserlo, ha la mente fredda. La mia mente fredda mi ha fatto capire, allo stesso modo, le scelte di Piero, il referente del sindacato, la sua posizione ed i suoi punti di vista.
Ma, al di là della scelta di campo che chi legge può decidere di fare o non fare, sono stata dentro al libro e dentro alla storia, in un modo o nell’altro, ho sentito parlare della crisi, e questo non è da poco: il valore sociale, oltre che culturale e ricreativo, della letteratura si svela così in tutta la sua potenza.
Voglio infine dire che in questo libro troverete tante altre cose importanti (amicizia, amore, lavoro, futuro), ma ciò che lo pone un po’ fuori dai soliti schemi è proprio l’attualità del filo conduttore della storia.  

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