15 settembre 2011

Medea, l'ira di Dio


MEDEA, L’IRA DI DIO
di Antonio V. Gelormini


Il percorso verso il futuro del Nuovo Teatro Petruzzelli, tracciato dal suo nocchiero-Sovrintendente Giandomenico Vaccari, dopo le rotte contemporanee del Composer in residence Fabio Vacchi con “Lo stesso mare”, e la tappa scaramantica di una “Norma” rinata belliniana e leopardiana al tempo stesso, si spinge oggi nelle sinuose correnti del mito, per approdare coraggiosamente nella modernità antica di “Medea”.
Lo fa letteralmente “in punta di piedi”, potendo contare sull’estro artistico, sulla leggerezza coreografica e sul carisma eroico di una magnifica Eleonora Abbagnato, etoile dell’Opéra di Parigi e consulente artistico del Politeama barese. Ma anche con la trama innovativa di Euripide e le coreografie post-moderne di Davide Bombana. Nonché con le sonorità essenziali di un maestoso Arvo Part e le estensioni percettive ed elettroacustiche del compianto Fausto Romitelli. Che sotto la bacchetta del Maestro Giuseppe La Malfa, hanno ulteriormente esaltato duttilità e malleabilità armoniche dell’Orchestra della Fondazione Petruzzelli. Un complesso di talenti sempre più apprezzato, che trova la sintesi nella guida professionale del suo primo violino solista: Pacalin Zef Pavaci.
Una Medea quindi, quella di Euripide rivisitata da Davide Bombana, sacerdotessa leggera e generosa, tradita dall’amato, offesa e oltraggiata dagli uomini, che con la sua collera intende riportare in loro la giustizia e la bontà corrotte dal peccato. Una donna potente perché risoluta, la cui ira non uccide ma sacrifica! Attraverso le spire di una sorta di nemesi darwiniana, in cui la morte diventa passaggio necessario per preservare o assicurare altra vita.
Medea sacrifica il fratello Apsirto per amore di Giasone, al quale ha reso facile la conquista del Vello d’Oro. Sacrifica Creusa, con suo padre Creonte, per arrestare la nascita di una tirannia a Corinto. Sacrifica nientemeno gli stessi figli, avuti dall’amato Giasone, per non dare stirpe all’opportunismo, all’infedeltà ed alla cieca protervia.
Il piglio decisionale e lungimirante, funzionale a un progetto umano ad ampio spettro, le varrà l’accoglienza nell’Olimpo tra gli dei, a bordo del carro del Sole. Dopotutto il comportamento di Medea è in linea con i racconti mitologici di quelli degli dei, e non c’era all’epoca altro posto al mondo – se non l’Olimpo – dove la condizione femminile potesse godere di adeguata e paritetica dignità. Si dice “Nomen homen”, e infatti nel nome di Me-dea era racchiuso il suo destino. Per questo, i risvolti assunti dalla sua ira possono fortemente stigmatizzarsi in “un’ira di Dio”.
L’aggressività elegante di una Eleonora Abbagnato in “stato di grazia” (agile e frenetica nonostante il quarto mese di gravidanza), la sicurezza di un Giasone -partner scenico più che fidato- visto che Jean Sébastien Colau danza con lei da quando Eleonora aveva 14 anni, la disinvoltura intensamente coreografica di Shirley Esseboom nel non facile ruolo di Creusa, nonché la solida, plastica e regale performance di Bruno Milo nei panni di Creonte, con i guizzanti ed espressivi interventi di Percevale Perks (ancora un nomen homen) nell’atipico ruolo-ombra di “brillante” Messaggero di morte, hanno trovato una cornice decisamente suggestiva nelle scene e i costumi di Dorin Gal e nell’assistenza coreografica di Paola Belli.
Ancora una produzione voluta dalla Fondazione Petruzzelli, per proiettare sui palcoscenici internazionali il marchio e l’aura del Nuovo Teatro Petruzzelli di Bari. Il successo di pubblico nelle tre serate di repliche del balletto, oltre a premiare le scelte programmatiche di una direzione artistica coraggiosa, è da leggere quale buon viatico per la “prima mondiale” della versione contemporanea di un’opera intramontabile come Medea. Le cui radici continueranno ad essere saldamente ancorate nei tratti profondamente mediterranei dei suoi protagonisti.


(gelormini@katamail.com)

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti sono moderati e controllati quotidianamente.
Tutte le opinioni sono benvenute. E' gradita la pacatezza.