05 luglio 2011

Laterza, culla del pensiero meridiano

foto di Vito Signorile

LATERZA, CULLA DEL PENSIERO MERIDIANO
di Antonio Gelormini

Dopo Roma, in una manifestazione alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, la figura di Vito Laterza è stata ricordata a Bari in un incontro nell’omonima libreria di via Sparano, con la partecipazione di amici collaboratori e autori della casa editrice e con le testimonianze dello storico Luciano Canfora, del sociologo Franco Cassano e del sindaco Michele Emiliano.

Prof. Cassano, anche i suoi lavori più significativi a partire da “Il pensiero meridiano” sono editi da Laterza. E’ stata una fortuna che qui da noi l’industria culturale sia stata rappresentata in buona parte dalla casa editrice di Benedetto Croce e di Vito Laterza?

Questa è una storia di successo imprenditoriale, la storia di una casa editrice meridionale e pugliese, nata sotto la tutela alta e autorevole di Benedetto Croce, che con gli anni cinquanta è riuscita progressivamente ad emanciparsi da questa tutela, forte quanto soffocante, facendo delle scelte che si sono rivelate molto lucide sia dal punto di vista della politica culturale sia da quello della logica aziendale.
Lo sbarco romano e nazionale di Vito Laterza era necessario ed è avvenuto senza perdersi, ma con un progetto sempre più definito di incontro con un’area culturale liberal-democratica, che va da Luigi Russo a Ernesto Rossi, da Eugenio Scalfari a Tullio de Mauro, da Eugenio Garin a Paolo Sylos-Labini tanto per citare i primi che mi vengono in mente e per evocare  la varietà di quel panorama. In altre parole la casa editrice, grazie a Vito Laterza, è diventata maggiorenne ed è stata capace di andare da sola sia in Italia che in Europa, penso alla collana Fare l’Europa, fondata con Jacques Le Goff.
Con l’emancipazione dalla tutela di Croce si rinnovarono anche gli strumenti per l’analisi del Mezzogiorno, che, specialmente tramite i “Libri del tempo”, divenne l’oggetto di inchieste giornalistiche e sociologiche, facendo emergere dei protagonisti, in primo luogo i contadini, che lo storicismo crociano, con la sua diffidenza culturale, ma anche politica, per le scienze sociali, non aveva mai intersecato. In altre parole, pur non rompendo con le radici di quella tradizione, Laterza riuscì ad incontrare i fermenti più interessanti della cultura italiana esterna al Mezzogiorno, entrando in una felice competizione con l’Einaudi, che pure aveva il vantaggio di partire dalla Torino che era stata quella prima di Gramsci, Gobetti e Carlo Levi, e poi di Bobbio, Pavese, Calvino, Ginzburg, Primo Levi, ecc. Quello sbarco romano ha permesso alla Laterza di diventare quello che oggi è, e quello sbarco ha un solo nome: Vito Laterza. E’ sempre stato chiaro, ma con gli anni lo diventa sempre di più.

Si direbbe un esempio per molti imprenditori e non, dentro e fuori del sud. Un percorso autonomo e piuttosto geloso di tale autonomia.

Tutto questo è avvenuto nonostante ci siano stati alcuni momenti di difficoltà, difficoltà che hanno portato altre grandi case editrici ad entrare in crisi e a cadere sotto la tutela di nuovi proprietari. Laterza ha imboccato un’altra strada ed è riuscito a mantenere la sua autonomia, seguendo un percorso per certi aspetti unico all’interno dell’editoria italiana. Ricordo che, nel passaggio tra gli anni Ottanta e Novanta, quando ci fu quel momento di difficoltà, a Bari si paventò che la casa editrice fosse orientata a spostarsi tutta a Roma, smantellando le sue radici baresi. Non solo così non è stato, ma queste radici si sono nel tempo rafforzate, proprio a partire da quella crisi. Non penso solo alla presenza lucida e costante di Alessandro Laterza, testimonianza evidente di questo legame, ma anche a Giuseppe, che ha l’abitudine di passare con frequenza da Bari, tessendo i fili di un rapporto fecondo tra la nostra città e la capitale. Direi di più: quella casa editrice ha dimostrato negli anni successivi alla scomparsa di Vito, di riuscire non solo a tenere lo spazio conquistato, ma ha accompagnato ad essa una serie di iniziative, come i Festival o i Presidi del libro, che costituiscono un contributo innovativo allo sviluppo della presenza diffusa della cultura di qualità in una società nella quale la televisione sembra voler tirare dall’altra parte.
Ecco, questo mi sembra si possa dire in sintesi di questa storia: senza inebriarsi delle novità, la Laterza non ha mai temuto di misurarsi con esse, ha sempre accettato le sfide. Sobrietà e coraggio, attenzione ai conti e capacità di immaginare il futuro. Una sintesi difficile quanto preziosa.  (A.G.)

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