29 marzo 2009

Storia greca: la nascita della democrazia

Nota enciclopedica
La Biblioteca di Alessandria, bruciata con tutto il suo contenuto all'inizio dell'Era cristiana, raccoglieva almeno un migliaio di discorsi di uomini politici ed oratori ateinesi ed attici, i quali oggi avrebbero grandemente contribuito a colmare il vuoto di documentazione che caratterizza invece questo periodo storico, soprattutto se si vuole condurre uno studio che riguardi le istituzioni politiche. Si sa dunque piuttosto poco.
Certamente la Grecia di allora non era uno stato unitario, bensì un insieme di comunità/città/stato (tò Hellenikón) che si riconoscevano reciprocamente l'appartenenza ai medesimi costumi, lingua e religione.
Nella sostanza ogni città era una comunità autonoma, anche se certo centri importanti come Atene, Sparta e Tebe esercitavano una certa influenza sul territorio circostante. Nella pólis greca, nonostante spesso fosse composta da ben pochi cittadini maschi (polítes) in rapporto alla popolazione complessiva, il potere politico era in mano al popolo, che lo esercitava - pur nelle sue contraddizioni, come la pratica della schiavitù - con metodi pubblici e collettivi, sulla base di principi e di situazioni concrete, che sono tipici del mondo moderno.
Non è sbagliato quindi, senza arrivare all'etimologia del termine, attribuire ai Greci l'invenzione della politica, come la conosciamo oggi.
Per comprendere le forme politiche della Grecia classica sembra indispensabile approfondire il significato di un termine che non ha una precisa corrispondenza nelle lingue moderne: la politeía.
Il retore ateinese Isocrate, nella sua opera Aeropagitico, definisce la politeía come la psyché (l'anima) della pólis, mentre per Aristotele la politeía è il bíos, cioè la vita dello stato.
Politeía è però anche "cittadinanza", "condizione del cittadino", "diritto del cittadino", la "Athenaíon Politeía" e cioè la "Costituzione degi ateinesi", opera di scuola aristotelica, indica un altro significato, mentre lo stesso Aristotele nella Politica le attribuisce anche il valore di "regime politico".
Pure in Erodoto politeía è indicato con il significato di "cittadinanza", sebbene questo storico greco venga soprattutto ricordato per il cosiddetto "dialogo persiano", uno scritto dove vengono messi a confronto i pensieri di tre notabili, Otane, Megabizo e Dario, difensori rispettivamente della democrazia, dell'oligarchia e della monarchia. Nel passo di Otane è poi interessante sottolineare che la parola demokratía, ben nota allo scrittore, non viene usata per essere sostituita dal termine isonomía, cioè l'uguaglianza delle leggi, senza ulteriormente specificare a quale gruppo o classe sociale questa isonomía verrebbe applicata. Quindi l'isonomía di Otane non esclude a priori l'oligarchia ed ha un legame tutto sommato debole con quelle forme di governo che noi oggi chiamiamo democratiche.
Nella seconda metà del V secolo a.C. il dibattito sulla democrazia si fa più intenso, ma anche più maturo. A titolo di esempio sulle posizoni divergenti nella letteratura del tempo possono essere citati due testi: uno è il discorso che Tucidide mette in bocca a Pericle, l'altro è proprio la Costituzione degli ateinesi.
Per Pericle la democrazia è fare l'interesse di una maggioranza, sebbene le leggi siano uguali per tutti. Da una parte il cittadino è direttamente coinvolto nella politica della città e non può a questo sottrarsi, dall'altro è invitato ad uno stile di vita libero e felice, una condizione questa che è ammessa ed auspicata per tutti.
La critica proveniente dall'aristotelico autore della Costituzione è però serrata e riguarda il cosiddetto governo dei poneroí, cioè delle persone che oltre ad essere povere materialmente sono povere anche di virtù, le quali sono ammesse al potere dal sistema democratico e lo sfruttano per i loro interessi. l limite della democrazia in pratica, secondo il Vecchio Oligarca - autore anonimo della Costituzione - risiede nel fatto che il popolino segue i propri interessi, senza preoccuparsi della propria virtù o di quella di coloro che possono dargli ciò che chiede. Il popolo - come dare torto fino in fondo a questo autore? - non gradisce i galantuomini, preferisce invece le canaglie; per questo, secondo l'Oligarca, la democrazia di Pericle ha grossi limiti.
Una soluzione a questo problema, sebbene del tutto ideale, arriverà dal pensiero platonico quando, nel IV secolo a.C., si teorizzerà una pólis retta da una oligarchia di filosofi. La città ideale di Platone è una città senza proprietà privata e senza famiglia, amministrata in una perfetta unità di intenti tra governanti e governati, laddove i governanti hanno raggiunto l'idea del bene, riuscendo per questo ad essere giusti. Nelle Leggi poi l'ultimo Platone arriverà ad ipotizzare una società retta da leggi buone, le quali possano assicurare un governo giusto, correggendo in parte il tiro che nella città ideale aveva voluto affidare il governo ad uomini eccessivamente idealizzati, rari e comunque soggetti a deviare da un comportamento corretto.
Sempre del IV secolo a.C. è il già citato Aeropagitico di Isocrate, uno scritto che è espressione di un desiderio di restaurazione della cosiddetta pátrios politeía, la costituzione dei padri, fondata sull'Aeropago. Il clima di incertezza di quegli anni spingeva, come spesso accade, verso un ritorno al passato che in questo caso sarebbe stato però un rigurgito oligarchico, con il ritorno alle differenze di capacità, di ricchezza e di stato sociale che, di fatto, sarebbero state implicite alla costituzione ancestrale.
La forma di costituzione che avrà il maggior successo, sia teorico che reale, sarà però la politía, la costituzione mista ipotizzata da Aristotele nella Politica. L'autore era convinto che solo due fossero le forme di costituzione realmente interessanti: la democrazia e l'oligarchia. Con il modello misto pensò di equilibrare i difetti dei due modelli, attraverso la creazione di una costituzione non utopica ed adatta alla maggior parte delle póleis. La politía è la costituzione della classe media, sia in termini di censo che culturali; fondata su un principio democratico è nei fatti una forma oligarchica che non esclude nessun cittadino il quale si sforzi di assomigliare alla media dei suoi simili.
Questa forma di costituzione mista è, in fondo, quella più vicina ai modelli democratici moderni.
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Fonte: G. Poma - "Le istituzioni politiche della Grecia in età classica" - Edizioni Il Mulino
Fonte iconografica: www.athensguide.org
Rev. 01-02-13 Adb

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