15 febbraio 2009

Geografia: il modello agricolo comunista

Nota enciclopedica
A partire dalla Rivoluzione d'ottobre del 1917, nei paesi comunisti la terra è stata dapprima ridistribuita ai contadini attraverso una riforma agraria, per poi essere collettivizzata nel quinquennio '28-'32 con la creazione di grandi aziende di stato caratterizzate, da un lato, dal lavoro compiuto in maniera comunitaria e, dall'altro, da una rigida pianificazione della produzione. Gli organismi fondamentali del sistema agricolo sovietico sono due, il kolchoz (piccolo) e il molto più grande sovchoz.
Il kolchoz è una cooperativa agricola gestita da un' assemblea comunitaira che sovraintende alla produzione su indicazione di piani predisposti dallo stato. E' interessante perché questo tipo di comunità non esclude la gestione in proprio di un piccolo fazzoletto di terra (mezzo ettaro) che la famiglia del contadino utilizza come spazio privato, assieme a quello dell'abitazione, per la produzione di ortaggi o piccoli allevamenti. La gran parte del terreno, costituito da migliaia di ettari, è tuttavia gestito in maniera comunitaria, sfruttando tutti i mezzi della moderna agricoltura, con una redditività dunque comparabile a quella delle fattorie nordamericane.
Esempio più marcato di agricoltura statalizzata è invece il sovchoz, costituito da decine di migliaia di ettari di terreno, coltivato da braccianti o specialisti dipendenti dello Stato, sotto la supervisione di funzionari sempre statali.
Con il disfacimento dell'Unione Sovietica anche questa agricoltura sta volgendo al mercato, gli investimenti sono però scarsi e quindi il cambiamento delle strutture agricole avviene molto lentamente.
Da ricordare infine, su modello del kolchoz sovietico, è la nascita e lo sviluppo della "comune" in Cina, dove da sempre i contadini sono abituati a lavorare la terra collettivamente. Anche sulla scorta della dottrina marxista si sono quindi sviluppate in questo paese, a partire dalla riforma agricola del 1959, forme di comunità che travalicano le esigenze della produzione per diventare vere e proprie aggregazioni di villaggi, che lavorano, vivono e socializzano sviluppando nella comunità la quasi totalità della vita degli individui.
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Autore: A.di Biase
Fonte: Compendio di geografia umana, Dagradi-Cencini, Pàtron edizioni
Fonte iconografica: http://www.iisg.nl/

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