29 dicembre 2008

Geografia: il problema demografico

Nota enciclopedica
Fa una certa impressione osservare che mentre all’inizio dell’era cristiana la popolazione mondiale si aggirava attorno ai 250 milioni di individui, si è dovuti arrivare al XVII secolo per raddoppiare questo numero. Nel XX secolo invece la popolazione era di solo 2 miliardi nel 1940, per arrivare poi a 4 nel 1975. Da allora vi è per fortuna stato un rallentamento - oggi siamo attorno all’1,2% di incremento annuo su base mondiale, contro i 2% degli anni Settanta (quando si coniò per questo fenomeno il termine di rivoluzione demografica)-; ma ciò che preoccupa gli esperti è soprattutto il fatto che l’incremento della popolazione mondiale, il quale fino agli anni Venti era più marcato nei paesi ricchi, ha subìto un’inversione di tendenza, esplodendo nei paesi in via di sviluppo, andando così ad ampliare il divario già esistente in queste aree tra popolazione e risorse, mettendo dunque un grosso freno allo sviluppo sostenibile del pianeta.
Per indice di natalità si intende il rapporto millesimale tra numero di nati in un anno ed il numero di abitanti. In Italia questo rapporto è di 9,4 abitanti nati annualmente ogni mille abitanti, contro i 50 che sarebbero la natalità naturale di un popolazione media non controllata sul piano demografico.
Nel mondo le politiche demografiche, a seconda dei periodi storici e dei condizionamenti economici e religiosi, da sempre sono divise in politiche nataliste ed antinataliste, promosse spesso entrambe dai medesimi paesi in periodi storici diversi. L’Italia, la Germania ed il Giappone promossero ad esempio una politica fortemente natalista prima e durante la II guerra mondiale, facendo sorprendentemente passare l’indice di natalità tedesco da 15 (nel 1933) a 20 (1939).
In Russia, mentre all’indomani della Rivoluzione la politica natalista fu sconsigliata, un forte incremento della natalità fu dettato da esigenze belliche negli anni Quaranta, per poi tornare ad una caduta verticale dell’indice delle nascite subito dopo il disfacimento dell’URSS (8,4/oo).
Una cosa analoga è avvenuta in Cina dove, dopo le campagne nataliste promosse da Mao, si è giunti oggi a politiche di forte contenimento delle nascite.
Un discorso simile può essere fatto per la mortalità, il cui indice millesimale si calcola esattamente nello stesso modo di quello di natalità: in Italia tra l’altro i due indici coincidono, siamo dunque a crescita zero.
Ovviamente la morte non può essere evitata, ma la lotta contro quest’ultima ha portato negli ultimi secoli a notevoli successi nei confronti delle cause esogene di morte, quelle cioè legate all’ambiente, al clima ed alle malattie batteriche. Lo sviluppo della farmacia nulla o poco ha potuto però nei confronti dello sviluppo delle cause endonege di morte, come le malattie cardiovascolari ed i tumori, che sono aumentate nonostante la continua cura loro prestata perché si tratta di malattie fortemente legate allo stile di vita, più malsano nei paesi sviluppati piuttosto che negli altri, dove la vita è maggiormente a “misura d’uomo”.
Riguardo alla mortalità va detto anche che i principali progressi nella lotta alla morte di sono avuti, negli ultimi secoli, soprattutto per quanto riguarda la riduzione della mortalità infantile, che una volta era la principale causa di riduzione dell’età media nei paesi sviluppati, mente oggi falcidia solo la aree in via di sviluppo.
Per questo motivo l’indice di mortalità infantile, cioè il numero di bambini morti con meno di un anno di vita in rapporto al numero di neonati in un anno, è uno dei principali indici di benessere di un paese: in Italia ad esempio muore all’incirca un neonato ogni duemila, ma nel terzo mondo muore ancora oggi un bimbo ogni 10.

Detto questo è bene precisare che ad ogni modo i problemi della mortalità, sebbene importanti, sono surclassati da quelli della natalità, la quale oltre ad essere evitabile è anche molto più pericolosa nell’ottica dello sviluppo del pianeta: l’ONU attualmente stima una popolazione mondiale di 9,4 miliardi di individui nel 2050; per questo molti paesi, tra cui l’Italia, attuano una politica di controllo delle nascite.

La stessa ONU ha organizzato negli ultimi decenni ben tre conferenze sul problema demografico. Una a Bucarest nel 1974, una a Città del Messico dieci anni più tardi, una al Cairo nel 1994. In quest’ultima si è acceso lo scontro tra i paesi ad orientamento liberista e quelli di orientamento cattolico e mussulmano: i primi sono sostenitori della linea malthusiana, cioè della necessità di operare con un drastico controlllo delle nascite nei paesi in via di sviluppo, poiché è questa secondo loro la principale causa di povertà di queste aree; i secondi, contrari invece anche per ragioni religiose al controllo demografico, sono invece dell’opinione che sia etico da parte degli degli stati più ricchi attuare politiche tese ad aiutare i deboli, indipendentemente dalla politica demografica adottata.
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Autore: A. di Biase
Revisioni: -
Fonte: riassunto da "Compendio di Geografia umana", P. Dagradi - C. Cencini, Pàtron editore
Fonte fotografica: www.pimemilano.com

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