29 novembre 2008

La scala di Dio, da Usellini a Giacobbe

di Augusto da San Buono
Amici del condominio, ecco a voi “la scala“ , sembra voler dire il pittore Gianfilippo Usellini , in un suo quadro famoso raffigurante un fabbricato a quattro piani a metà strada tra il naif e il Quattrocento, in cui ciascuno di noi , idealmente , si trova ad un certo piano, ad un certo gradino, ad un certo terrazzino del fabbricato , ed è comunque in cammino, si sale o si scende la scala , come nella vita , nella ricerca del proprio senso di esistere , la ricerca del mistero di Dio, che sta in cima a quella scala. Usellini considera la sua pittura come un teatro. Dispone figure e cose nella scatola magica del quadro come se le collocasse su un palcoscenico e poi intesse intorno a loro le fila di un racconto, lasciando intuire un prima e un dopo e, soprattutto, presagire un “oltre”. La pittura, allora, diventa letteratura , narrazione visiva. teatro di immagini, ma anche un fatto morale, metafisica , religiosità. “La mia pittura vuole rappresentare il bene e il male, la loro perpetua lotta e il loro continuo intrecciarsi e giocare sulla bilancia della vita. Si tratta di un problema che mi ossessiona fin dagli anni ormai lontani dell'infanzia e dal quale non uscirò che con la morte …Il problema che mi interessa, al di fuori di tutto, è morale e spirituale; ognuno deve poter distinguere il bene e il male; il mio obiettivo è di far capire che il bene e il male, ognuno li ha di fronte in libera scelta” La sua visione è cattolica. Egli avverte con malinconia i limiti dell'uomo, i suoi conformismi, la sua capacità di resistere a tutto tranne che… alle tentazioni. Dipinge insomma un uomo “senza qualità”. Ma, in modo uguale e contrario, ci insegna le qualità del sogno, del gioco, della fantasia: di tutto ciò che gli uomini definiscono infantile, e che invece è l'esito più alto della maturità e della sapienza.Ma c’è anche chi “la scala “ la sale fino in fondo e ci scrive un libro . E’ il caso di Giovanni Climaco , un monaco del VII secolo , un eremita che visse per quarant’anni all’ombra del monte Sinai , il “Gebel Mousa” , il monte di Mosè, il monte delle Tavole della Legge , il monte del roveto ardente , la sede della teofania esodica , a cui si accedeva attraverso una scalinata di 3000 gradini scavati nella roccia. Climax ( così è stato ribattezzato il monaco) , ha scritto un libro basato proprio su quelle sue esperienze, un libro dedicato sia all’ ascesa spirituale di quel monte santo che ad un'altra , quella del Tabor , la montagna della “trasfigurazione di Cristo” . Giovanni si è ispirato ad un’altra famosa scala, quella di Giacobbe , al sogno che fece il patriarca biblico: “Una scala poggiava sulla terra mentre la sua cima raggiungeva il cielo ed ecco che gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. “ E ha riflettuto per tutta la vita su questo , sul valore mistico della scala . Il monaco eremita , con questo libro , ci prende per mano e ci accompagna idealmente in questa ascesa-ascesi attraverso i 30 gradini della sua scala , che impone il distacco dalla pianura per la grande elevazione che vanno oltre le passioni ( ne elenca 14) con l’attrezzatura di 7 virtù per raggiungere la sospirata vetta dell’incontro con Dio nella quiete e nella pace silenziosa dell’abbraccio d’amore col Signore . Leggendo questo libro abbiamo anche noi l’occasione di fare questa scalata , sotto la direzione del maestro spirituale che non è solo guida , pastore , garante , ma anche ginnasta e allenatore , medico che ti dice: figlio , metti la tua mano sul mio collo, così da infondere sicurezza e sostegno nel cammino sull’erta del monte . E’ “una gioiosa tristezza , fatta di lacrime e riso”, dice Giovanni. Ma l’energia per l’ascensione viene dall’eros , che è amore , fuoco , desiderio ardente, sorriso dell’anima. “Beato – dice Climaco – chi prova per Dio un desiderio così grande quanto quello di un folle innamorato per la propria amata.”
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