11 novembre 2008

Colore testoELENA BONELLI TRIONFA ALLA CARNIEGE HALL
intervista di Bruna Alasia

Elena Bonelli, la cantante/attrice che ha ereditato il patrimonio di Gabriella Ferri, con un pizzico di Anna Magnani e l’internazionalità che fa della canzone “popolare” un modello classico, è appena tornata dalla Carnegie Hall di New York – dopo aver battuto i più importanti teatri degli USA - dove il suo spettacolo più celebrato, “Roma” , è stato accolto con una standing ovation. Per sette volte lei e la sua New Band sono stati richiamati sul palco da un pubblico cosmopolita appassionato al fascino di “Chitarra romana”, “Roma nun fa la stupida”, “Arrivederci Roma” offerte in inglese, fado-portoghese, francese…
Nella sua bella casa in Prati, seduta sui divani al centro di una sala con il pianoforte, Elena Bonelli ci parla della sua esaltante avventura:

D. Come è nato il suo amore per il teatro e per la musica?
R. Fin da piccola. Avevo sette anni quando rimasi affascinata dal palcoscenico e da due ragazzi che ci cantavano sopra. Poi in realtà ho iniziato molto tardi , prima mi sono laureata in lingue e la mia carriera è iniziata con la televisione. Ebbi la fortuna, di vincere tre provini uno dietro l'altro (quando la gente in RAI si scritturava con i provini.... bei tempi.. ormai scomparsi). Fui scritturata da mostri sacri della televisione come Antonello Falqui, Enzo Trapani e Gigi Proietti. Da qui, ho seguito il mio istinto, quello della pelle che si accapponava, ogni qualvolta entravo in un teatro ed io ... ho scelto il teatro abbandonando la televisione dove mi dicevano che potevo essere la Carrà delfuturo, visto che cantavo, ballavo, intrattenevo, conducevo, ma non avevo allora il sacro fuoco della televisione… la strada del teatro non mi ha mai tradita.
D. Quali sono i suoi maestri?
R. Tutti i palcoscenici dove mi sono esibita, la gavetta che ho fatto e il pubblico che ho avuto di fronte. Sono una self-made woman e questo rende tutto più difficile ma alla fine quando vedi ottimi risultati ne sei contenta. Naturalmente nel corso della mia carriera ho incontrato dei grandi maestri da Roberto de Simone, con il quale ho debuttato in teatro in un'opera bellissima di cui ero protagonista, a Carlo Lizzani, l'ultimo che mi ha diretta nel film Tanto pe cantà e nello Spettacolo Gran Galà della canzone romana, che ha fatto il giro nei maggioriteatri del mondo. Ma l'istinto e il dna sono stati fondamentali e portanti.
D. L'idea di tradurre a livello internazionale la canzone Romana è sua?
R. Si, assolutamente mia. Quando la proposi a Bardotti trasalì, ma appena la sentì realizzata si convinse, anzi di più, si commosse. Mi spiacque solo che quando sono andata in scena al Sistina con le canzoni nelle varie lingue lui non c'era più, se ne era andato nell'aldilà. Però mi ha lasciato un grande ricordo. Ha voluto firmare con me una canzone che gli avevo proposto e gli era piaciuta tanto . Si intitola "la vita è vita”… e mirassomiglia molto".
D. Quali le maggiori soddisfazioni del suo lavoro?
R. Quella di riempire dei grandi ed importanti teatri di gente che viene la prima volta e poi torna ad ogni spettacolo e manda i figli. Non c'è mai stato per me niente di più emozionante di un applauso scrosciante che sale dalla platea. E' qualcosa di straordinario che ti ripaga di tutta la fatica fatta prima di andare in scena. Credo che sia come per una madre un figlio. Ti dà anche da fare, ti fa soffrire , ti impegna fino al soffocamento ma alla fine.... e' così bello averne che uno dimentica tutto.
D. Quali difficoltà incontra nel realizzare i suoi progetti?
R. Molte, ma mi armo di coraggio fino a superarle. Bisogna credere fermamente in quello che fai, in cio' che vuoi e nel tuo sogno. Allora non molli mai. Questo, molti miei spettatori lo ricorderanno, era il tema del mio primolavoro “Liza. L'inesauribile voglia di essere ”…
D. Il sacrificio più grande che il successo richiede?
R. Avere a che fare con un mondo che non si basa sul merito. In America è differente ma da noi è una pena. Ma non ci faccio più caso e vado dritta per la mia strada. In fondo ho dato tanto ma ho avuto anche tanto. Soprattutto da Dio che mi ha dotata di un talento che mi ha permesso di fare e diventare ciò che sono.
D. C'è un episodio che l'ha particolarmente colpita nei suoiviaggi intorno al mondo?
R. Si, lo sfruttamento dei minori in Africa, l'infibulazione, la violenza sessuale sulle bambine di pochi anni. Succede soprattutto in Africa e devo essere sincera è una cosa che mi fa soffrire moltissimo e mi chiedo proprio come si possa fare.
D. Quali progetti per il futuro?
R. Un film opera prima. Da gennaio.
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