01 giugno 2008

Recensione: "De Profundis" di Oscar Wilde

'I classici' di A. di Biase
“De Profundis”
Oscar Wilde
Oscar Classici Mondadori – 2003
Pagg. 158
Questo libro racconta la storia di tre uomini: un protagonista e due giovani. Robert Ross fu probabilmente il ‘primo uomo’ di Oscar Wilde e rappresenta - senza che la storia finora scritta sul grande scrittore irlandese ne abbia riconosciuto il pieno ruolo ed i meriti - quella figura di allievo, di autentico intellettuale schivo e fedele al maestro, di ‘prosecutore’ secondo i canoni della scuola classica tanto cara al nostro, che Wilde avrebbe voluto vedere attorno a sé e che, non trovando evidentemente soggetti degni, si forzò di proiettare sull’immagine quanto meno ambigua di Lord Alfred ‘Bosie’ Douglas – il quale doveva essere un bel ragazzo, sebbene non particolarmente fotogenico. “De Profundis” è la lettera che Wilde scrisse in carcere al ‘suo uomo’, giovane, dominante ed assolutamente ribelle nei confronti della propria figura paterna il quale, esacerbato dall’odio – più volte gli verrà ricordato nell’epistola – lo aveva portato ad una denuncia ‘boomerang’ contro il Marchese di Queensberry; una denuncia ed un processo che avrebbero alla fine portato Wilde – l’uomo che si era sempre sforzato di vivere all’altezza delle sue belle porcellane cinesi -, verso una condanna a due anni di lavori forzati. Dalla galera l’autore de “L’anima dell’uomo” uscirà distrutto ed economicamente ‘fallito’, con l’intera sua biblioteca messa all’asta per pochi soldi, assieme a tutto il resto. L’epistola si legge tutta d’un fiato, esattamente come – ben si capisce – è stata scritta; il volume va però letto per intero – compresa l’introduzione -, se si vuole comprendere pienamente il ruolo umanamente ed intellettualmente delicato svolto da ‘Robbie’ Ross sia nella cura e nella trasmissione ai posteri di “De profundis” – rimasta censurata fino al 1960 nella sua versione integrale – sia probabilmente nella ‘oculata‘ divulgazione dell’intera opera del Wilde, oggi giustamente riconosciuto come uno degli autori più significativi della letteratura inglese.
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