07 novembre 2007

Un cappuccino con Enzo Biagi

di Antonio V. Gelormini

Il tempo per bere un cappuccino. Tanto durò il breve e casuale incontro con Enzo Biagi nello storico bar Taveggia, al centro di Milano oltre vent’anni fa. Ero venuto in città dalla Puglia, per promuovere tra gli emigrati del mio piccolo paese il periodico locale la Refola. Orgoglio editoriale minore di un gruppo di amici alle prese con la passione e l’amore per i fatti della propria terra.

Vi lascio immaginare la sorpresa nel vederlo entrare e dirigersi alla vetrinetta dei cornetti. I battiti cardiaci cominciarono a tambureggiare a ritmo di carica, per nulla al mondo avrei perso quella occasione. Nella mia cartella avevo alcune copie del giornale e con molto imbarazzo, frammisto a una buona dose di timore reverenziale, mi avvicinai chiedendo scusa per la sfacciataggine.

Mi presentai, riuscii a dirgli perché ero a Milano, a dargli due numeri del giornale e a chiedergli, se avesse avuto voglia e tempo per un’occhiata, di poter sperare in qualche prezioso consiglio. Ricordo ancora il garbo con cui li sfogliò rapidamente. Ne apprezzò la veste grafica e il disegno in copertina di Leon Marino, un artista locale insegnante all’Accademia di Brera. E poi mi disse, come se avesse avuto già modo di leggerne qualche pagina in precedenza: “Non perdetevi troppo nel battibecco politico. Raccontate con amore quel accade dalle vostre parti. Le storie dei vostri compaesani. E’ quello che chi è lontano si aspetta di leggere”. E ringraziandomi, con quel sorriso triste e bonario, si avvicinò al banco per il suo cappuccino.

(gelormini@katamail.com)

Libero circuito culturale, da e per l'Insubria. Scrivici a insubriacritica@gmail.com

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti sono moderati e controllati quotidianamente.
Tutte le opinioni sono benvenute. E' gradita la pacatezza.