02 ottobre 2007

Recensione: "Delitti" di Vittorino Andreoli

DELITTI di Vittorino Andreoli
© 2001 RCS Libri S.p.A. Milano Pag. 326


Vittorino Andreoli è uno dei più autorevoli psichiatri italiani. Molti i testi da lui pubblicati e innumerevoli le perizie psichiatriche che ha condotto su richiesta dei tribunali.
Ci sono crimini che apparentemente sembrano inspiegabili, a volte così efferati da parere disumani.
Eppure, anche chi commette delitti atroci è pur sempre un essere umano, il quale porta dentro di sé delle motivazioni profonde.
Dice lo psichiatra: “Ho molti dubbi, ma sono certo che tutti gli omicidi siano uomini, anche se deformati rispetto a come vorremmo fosse l’uomo sapiens sapiens”.
In questo libro Andreoli ha raccolto dieci casi di crimini violenti che hanno riempito le pagine di cronaca di questi anni. Tutti ricordiamo Pietro Maso, il giovane che uccise i suoi genitori per denaro. O Luigi Chiatti, il mostro di Foligno.
E' così facile barricarsi dietro etichettature e allontanare da sé il male, affibbiando titoli quale mostro a chi sentiamo distante da noi.
Personalmente trovo più intelligente e producente un atteggiamento che ci porti a comprendere il perché accadano queste cose. Cosa porti una persona a compiere determinate azioni. Quanta parte di follia ci sia e quanta capacità di intendere e di volere.
Andreoli non ci permette di chiudere gli occhi davanti a questi fatti che, sicuramente, scuotono e spaventano; ma mostra con semplicità e perizia cosa è accaduto a questi giovani.
Un modo anche di mettere in guardia la società, che ha intrapreso una via di non ritorno.
Parlando di Erika e Omar, il caso di Novi Ligure, dice: “Questo scenario non ha nulla di morboso, semmai una tristezza che porta a riflettere sul ruolo della famiglia e della scuola di oggi e sui possibili errori che queste istituzioni e l’intera società possono aver commesso”.
Ecco quindi che ogni capitolo è dedicato più che al caso, alla persona. “Nella prima parte si parla del fatto, si offre la cronaca di ciò che è accaduto. La seconda parte è dedicata all’assassino, a un uomo che ha ucciso. Ne descrive la personalità, le caratteristiche: l’anatomia di un omicida. La terza parte combina, dinamicamente, l’evento – l’omicidio – alla personalità dell’omicida”.
E' questo un libro da leggere non con la morbosa curiosità di ripercorrere le tappe di un assassinio, ma con la sana voglia di capire e di comprendere come è potuto accadere che una persona a un certo punto della sua vita, si sia trovata in condizione di dover agire in questa maniera.
Concludo con una frase del dottore che non posso fare altro che rimarcare, dal momento che ripropone il mio stesso sentire: “Mi indigno quando sento ancora chiedere a furor di popolo la pena di morte oppure l’ergastolo. Ecco il frutto di anni e anni di puro spettacolo senza alcun approfondimento, che permette di scatenare emozioni altrettanto sfrenate quanto il gesto omicida”.
© Miriam Ballerini
Libero circuito culturale, da e per l'Insubria. Scrivici a insubriacritica@gmail.com

Nessun commento:

Posta un commento

I commenti sono moderati e controllati quotidianamente.
Tutte le opinioni sono benvenute. E' gradita la pacatezza.