04 ottobre 2007

Cinema – servizio di Bruna Alasia

Villerupt, il festival ha trent’anni:
dal 26 ottobre all’11 novembre l’edizione 2007


Anni ’70: età d’oro e/o anni di piombo.

Un romanzo di Honoré de Balzac ha per titolo “La donna di trent’anni” a indicare che tale età segna una tipologia esatta di persona e di vita. Il trentesimo compleanno del festival di Villerupt è altrettanto importante e singolare: pochi sono arrivati a un simile traguardo di maturità e serietà , tanto più rimarchevole per la cronistoria di una manifestazione che oggi, con uno zoccolo duro di quarantatremila spettatori, si pone come la più frequentata vetrina del nostro cinema in Francia.
Villerupt è un paesino della Lorena alla frontiera con il Belgio e il Lussemburgo, non distante da Varennes dove i francesi posero fine alla famosa fuga di Luigi XVI deviando il corso degli avvenimenti europei. Nel 1879 Villerupt ha assistito all’avvento della siderurgia, le cui installazioni richiesero l’ importazione di minatori, soprattutto da Italia e Polonia, trasformando il villaggio in una popolosa “città del ferro” sino alla metà del ventesimo secolo, quando il declino della siderurgia cambiò il quadro economico. Durante quel periodo di crisi e trasformazione, negli anni ’50 e ’60, nella cittadina di nostri emigrati il primo divertimento era assistere ai film della terra e della lingua d’origine. Nel 1976 un gruppo di cinefili della “Casa della gioventù e della cultura” pensò di organizzare un “Festival del film italiano di Villerupt”. Dal 9 al 4 novembre in tre sale furono proiettati 18 film, il più applaudito “Pane e cioccolata” con Nino Manfredi nei panni dell’emigrato italiano rifiutato dalla Svizzera.
Da quel momento, un centinaio di persone, d’origine italiana e non, di formazione ed estrazione diversa, presero a lavorare in maniera volontaria e spontanea a questa manifestazione autenticamente popolare. Tra loro molte mamme che, preparando la pasta fatta in casa, hanno dato origine a un “mito”. L’immagine etnica e folkloristica del festival è ritenuta dagli organizzatori uno stereotipo caro alla stampa, ma non è sbagliato affermare che la festa di Roma per distinguersi riproduce, con grandi mezzi, un clima analogo. La sfida cui mirano oggi il direttore artistico di Villerupt Oreste Sacchelli e il direttore organizzativo Antoine Compagnone è l’aspetto culturale della vetrina, per diffondere una conoscenza sempre più vasta del nostro cinema in Francia, privilegiando i nuovi autori ai quali è dedicata la competizione di otto opere prime. A tal fine, gli organizzatori, conservando convivialità e tradizione tipica dell’ex villaggio franco-italiano, hanno allacciato validi legami con partners Lussemburghesi, interessati allo scambio con la nostra cultura.
Debuttando nel 1976 il festival di Villerupt ha attraversato un periodo storico non privo di vicissitudini, delle quali la cinematografia è stata specchio di notevole riuscita estetica. Ma quegli anni sono anche segnati dalla liberalizzazione delle frequenze di radio e televisioni, colpo fatale per il cinema non solo italiano. A tutt’oggi gli intellettuali indagano sull’epoca e la discussione è lungi dal concludersi. La retrospettiva della trentesima edizione del festival di Villerupt, “Anni 70: età d’oro e/o anni di piombo”, interrogandosi sulle proprie origini, esplora quel contesto e partecipa al dibattito.
Una parte della sezione è dedicata ai film del decennio – le commedie di Scola, Risi, Comencini, Monicelli, i thriller politici di Rosi, Damiani, Bellocchio, i film sociali di Petri e dei Taviani, il sorgere del nuovo con Moretti e Nichetti - un’altra alla rivisitazione del periodo nei film girati successivamente: come quelli di Marco Tullio Giordana, Guido Chiesa, Marco Bellocchio, Michele Soavi. I francesi a Villerupt vedranno opere miliari come Amarcord, La grande abbuffata, Profumo di donna, Novecento, Padre padrone, Mimì Metallurgico, Marcia Trionfale…

I titoli della retrospettiva
L’albero degli Zoccoli di Ermanno Olmi, 1971
Mimì metallurgico di Lina Wertmüller, 1971
Il caso Mattei di Francesco Rosi, 1972
Lo scopone scientifico di Luigi Comencini, 1972
Amarcord di Federico Fellini, 1973
La grande abbuffata di Marco Ferreri, 1973
Profumo di donna di Dino Risi, 1974
Amici miei di Mario Monicelli, 1975
Novecento di Bermardo Bertolucci, 1976
Brutti, sporchi e cattivi di Ettore Scola, 1976
Marcia Trionfale di Marco Bellocchio, 1976
Padre padrone di Paolo e Vittorio Taviani, 1977
Caro papà di Dino Risi, 1979
Tre fratelli di Francesco Rosi, 1981
Le mani forti di Marco Bernini, 1997
Buongiorno notte di Marco Bellocchio, 2003


La locandina creata da Gipi
Quest’anno la locandina di Villerupt merita un’attenzione speciale. E’ stata creata da Gipi, illustratore di Repubblica e prima ancora di Cuore, vincitore con i suoi disegni del “Premio Micheluzzi” e del “Gran Premio Romics” nel 2004. Nel 2000 Gipi ha anche iniziato a scrivere e girare corti e lungometraggi che gli sono valsi il premio “ Lo straniero” e il Premio “Ciampi”.

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