10 luglio 2007

"Hannibal, le origini del male" di Thomas Harris

HANNIBAL LECTER
LE ORIGINI DEL MALE di Thomas Harris
© 2007 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Milano Pag. 281


E', questo, il quinto libro della serie dedicata allo psichiatra cannibale Hannibal Lecter, nato dalla penna di Thomas Harris. Personaggio eclettico, affascinante, mostruoso eppure, a suo modo, attraente.
L’ultimo libro della serie va a ritroso a ripescare quello che mai si è detto nei romanzi che lo hanno preceduto: perché Hannibal uccide?
In questo romanzo Harris ripercorre le origini del mostro, prima che divenisse tale, presentandoci il piccolo Hannibal, figlio di una famiglia lituana che durante la seconda guerra mondiale è costretta a fuggire e a nascondersi.
Hannibal ha una sorellina, Misha, e proprio loro due, resteranno i soli superstiti.
Un gruppo di collaborazionisti distrugge tutto quello che trova sul suo cammino, derubando e uccidendo.
Dopo aver fatto man bassa delle preziose opere d’arte contenute nel castello dei Lecter, arriva anche al nascondiglio della famiglia. Qui, dopo aver ucciso gli adulti, catturano Hannibal e Misha e … uccidono la piccolina per mangiarsela.
Hannibal rimane segnato da questa terribile esperienza e per anni, dopo essere stato ritrovato e ospitato nel proprio castello divenuto ora un orfanotrofio, non parla e passa notti tremende nelle quali gli incubi lo costringono a vedere e rivedere la sua sorellina portata via nelle braccia di quegli orchi.
Dopo qualche tempo uno zio e la moglie, una giapponese affascinante, lo adottano, portandolo via dall’orfanotrofio.
Hannibal cresce, diventa uno studente di medicina, con uno scopo nella vita: vendicare la morte di Misha.
Dà la caccia ai volti che si sono stampati nella sua memoria e li ritrova, nonostante questi abbiano cambiato identità.
Uno a uno li uccide con freddezza e calcolo.
Lady Murasaki, la matrigna, è a conoscenza dei suoi delitti, così come l’ispettore Popil che cerca invano di incastrarlo.
A mio parere, al di là della forte motivazione che Harris ha inserito nel contesto, trovando un perché originale, mancano comunque delle cause psicologiche convincenti. Si parla tanto del periodo, di quadri, di anatomia, ma si pecca di un vero e proprio viaggio nell’animo di Hannibal, della sua trasformazione. Mancano le emozioni.
Anche la narrazione risulta scadente in confronto ai libri che lo hanno preceduto. Forse spinto dalla frequente domanda del perché Hannibal sia così, Harris ha voluto dare voce a questa richiesta non penetrando più di tanto nel suo personaggio.
Se poi si vuole essere ancora più pignoli, mancano proprio le basi che reggano la psicopatia del serial killer; si è cercata una spiegazione che facesse molta scena, ma che con la psichiatria ha ben poco da fare, qui si tratta solo di vendetta.
Manca, inoltre, la sfida tra l’ispettore e Hannibal, non c’è azione.
Preferibile è ricordare il personaggio Lecter adulto, lo psichiatra misterioso, molto più attraente quando non si sapeva il perché.
© Miriam Ballerini
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