02 luglio 2007

Film – Terapia Roosevelt – la recensione di Bruna Alasia

TERAPIA ROOSEVELT
Regia di Vittorio Muscia.
Con Giampiero Ingrassia, Barbara Tabita, Antonio Salines, Gianfranco Barra, Raffaele Pisu, Mario Maranzana, Adriana Russo, Ruta Marina, Mirko Bruno, Adriano Giraldi.


Commedia intelligente, ironica e divertente, “Terapia Roosevelt”, italianissimo film d’esordio, riecheggia in alcune scene surreali le atmosfere del grande Bunuel, trasmettendo un messaggio di contenuto: niente panico, nessuno è inferiore.
Lo fa attraverso una storia gustosa nella quale ci si può identificare: Sandro, un giornalista televisivo, non riesce a vincere la propria timidezza ed evita per questo di apparire in video. Un giorno il suo direttore gli chiede di sostituire un collega e di intervistare in diretta un uomo politico importante. Annientato dall’ansia Sandro si rivolge ad un eccentrico psicoterapeuta che cercherà di aiutarlo usando il metodo dell’ex Presidente USA Theodore Roosevelt, che consiste nell’immaginare il proprio interlocutore seduto su un water, nell’atto di espletare le funzioni naturali: cosa che rende ciascuno uguale agli altri e ne fa dimenticare la sovrastruttura pubblica, paludata, istituzionale, apparentemente superiore e illusoria.
Altri trucchi comportamentali, quali quello della “spallata” - essere catapultati su un palcoscenico e dover parlare in pubblico – saranno adottati dallo psicoterapeuta mentre per Sandro si fa sempre più gradito e stimolante l’incoraggiamento della collega Susanna. Ma vincere la timidezza aiuta in amore? La risposta la troverà chi va a vedere questo film gradevole e poetico.
La scuola italiana di psicoanimazione ha elaborato, iniziativa unica nel suo genere, il questionario “Facciamo luce sulla timidezza” da compilare anonimo all’uscita delle sale. I dati raccolti dall’indagine su scala nazionale confluiranno in un libro sulla timidezza, di prossima pubblicazione.
Se si chiede a Vittorio Muscia il perché di un film su un aspetto psicologico così complesso e non spendibile come carta vincente, il regista risponde: “In questa nostra epoca di debordante appeal catodico, in cui l’apparire è divenuto più importante dell’essere, il risultato è che molti vogliono essere protagonisti a tutti i costi, sia nella gioia, sia nel dolore, senza alcun pudore. A mio avviso, invece, un po’ di riservatezza e un po’ di timidezza potrebbero rendere questa nostra vita meno volgare. Spero che, con questo film, le persone timide riescano a vedere in questa loro intima emozione una fonte di ricchezza, una risorsa interiore che rappresenta l’eleganza della loro anima”.

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