05 aprile 2007

Film – Borat – la recensione di Bruna Alasia
BORAT

Regia di Larry Charles
Con Sacha Baron Cohen, Pamela Anderson, Ken Davitian


Borat Sagdiyev, reporter del Kazakhstan, viene spedito dal suo paese in USA per realizzare un’inchiesta. Innamorato di Pamela Anderson il giornalista parte entusiasta e determinato a raggiungerla per avere con lei un tete-a-tete. Ma, oltre che innamorato della famosissima cover-girl, Borat è anche misogino, antisemita, capace di provare l’avversione più totale contro gay e senzatetto. In America una delle prime cose che farà è quella di procurarsi le armi per sterminare gli ebrei, in un crescendo paradossale e satirico che diventa critica aspra agli odierni Stati Uniti. Il film , condito di humur e volgarità, è demolitore del bigottismo USA proprio mentre il suo improbabile eroe va alla scoperta di usi e costumi statunitensi per riprodurli e farli propri: il pubblico delle sale ride e ride anche molto.
Il regista Larry Charles, amico ed estimatore di Michael Moore e di Bob Dylan, si definisce un filosofo di genere “pop”. L’epica e controversa caricatura del reporter, creata dalla star televisiva Sacha Baron Cohen, ha avuto tra i suoi estimatori Madonna e la Regina Madre, ma ha anche suscitato molte polemiche, non ultime quelle dell’ambasciata del Kazakistan. Il suo Ministro degli esteri Ashykbayev ha affermato che il suo paese farà di tutto per evitare la distribuzione del film. In America fioccano le critiche pro e contro: se da una parte c’è grande assenso e divertimento, dall’altra la parola “stupidità” abbonda. Lasciamo a chi lo vedrà l’ardua sentenza.
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