11 novembre 2006

"L'anima e la spada" di Maria Antonia Ferrante

L'Anima e la Spada di Antonio V. Gelormini

Col suo ultimo lavoro, “L’anima e la spada” – Edizioni del Rosone, 2006, Maria Antonia Ferrante ci presenta uno spaccato ricco di informazioni e riferimenti storici sull’influenza determinata, nell’Italia meridionale ed in particolare nelle terre del Gargano e nell’Antica Daunia, dalle figure carismatiche di Desiderio di Montecassino e di Roberto il Guiscardo.

Grande diplomatico e prezioso intermediario tra il papato e i Normanni, Desiderio riuscì a portare l’abbazia di Montecassino all’apice della sua influenza spirituale, politica ed economica, nonché culturale ed artistica. Simbolo di questa rinascita e ragione di vita per il più famoso degli Abati di Montecassino, fu la grande basilica romana, consacrata nel 1071 al cospetto dei grandi dignitari normanni. Gli stessi che lo spingeranno al soglio papale, verso la fine del regno di Roberto il Guiscardo, col nome di Vittore III.

Impetuoso, audace e dotato di intuito, Roberto d’Altavilla è definito “il Guiscardo” (l’astuto). E’ impavido come un leone e il popolo lo ritiene “più forte di Cesare e più furbo di Ulisse”. La Ferrante lo descrive: “Volitivo e tenace nel condurre a termine i suoi piani. Crudele e spietato, ma pio e devoto, si mostra deferente nei confronti delle autorità religiose. Devoto di San Michele Arcangelo, l’Angelo guerriero, si reca spesso a Monte Sant’Angelo per onorare, come i suoi avi nella grotta miracolosa, il protettore del Normanni”.

La trama romanzata del racconto è il frutto di ricerche dettagliate e di “speculazioni” storiche che, attraverso le vicende medievali, evidenziano quale crocevia di interessi, passioni, intrighi, diplomazie e conflitti potesse essere l’Antica Daunia e un centro come Troia, diventata sede di un’importante e influente Diocesi.

Suggestivi i viaggi dell’Abate per raggiungere le Isole Tremiti e il suo rapporto col paesaggio incontaminato dell’arcipelago. Tormentato, ma rigenerante il ritorno a Benevento del giovane Desiderio, lungo un percorso costellato di “stazioni di posta” che, da Val di Sangro verso Campobasso e Lucera, sarà in seguito riconosciuto come il Tratturo del Re, autostrada rupestre per le migrazioni della transumanza.

Intensa l’attività diplomatica per assicurare al cenobio di Montecassino il controllo dei monasteri benedettini del Sud Italia, tra cui spiccano per maestosità e posizione strategica: la badia di Càlena, vicino Vieste, e quella di Santa Maria di Tremiti.

Segni della feroce spregiudicatezza del Guiscardo risultano, invece, la distruzione di Policastro, la punizione degli abitanti di Ascoli Satriano e la violenta vendetta che si abbatte su Gradilone di Vico del Gargano. Curiosa e sfacciata la richiesta ai nobili troiani per i doni in occasione del matrimonio di sua figlia Heria. Affascinante e scenografica la presentazione dello stesso matrimonio di Heria con Ugo d’Este, figlio del marchese Azzo, nella cornice sontuosa di festeggiamenti che resero Troia più accogliente e più famosa in tutto il circondario.

Desiderio e Roberto, i fuochi indiscussi del romanzo, hanno però ciascuno un “alter ego” in Sichelgaita e Alfano, i personaggi che pagina dopo pagina si rivelano le vere “eminenze grigie” dell’epoca. La moglie e il vescovo di Salerno, già colleghi di studi alla Scuola di Medicina della città campana, diventeranno i veri artefici di una trama avvincente e ricca di sfaccettature.

Accanto a loro una figura autorevole e determinante, Ildebrando di Soana, il futuro grande papa Gragorio VII, artefice della “Riforma” della Chiesa e di un ritrovato orgoglio come “servo dei servi di Dio”, che metterà in crisi l’assolutismo e la sacralità del potere imperiale. Non a caso sarà definito: Una luce nella “notte” nel grande Medio Evo”.

Tre grandi protagonisti, che per Maria Antonia Ferrante: “Si stagliano quali attori principali di un’opera grandiosa che, pur nel travaglio di guerre, di inganni, di giochi politici mancini, di accordi e di disaccordi, si è conclusa con la rinascita della Chiesa. Alla riuscita della quale i tre grandi hanno contribuito con apporti personali perseguendo, sia pure attraverso percorsi, in parte comuni, in parte differenti, lo scopo di riassettare e di riorganizzare i pezzi di una terra dai confini continuamente mobili. Il primo, Desiderio, impegnato in ambito religioso, ma anche in quello artistico-culturale e politico; il secondo, il Normanno, nell’utilizzare la forza , l’audacia e l’astuzia per la conquista di gran parte del territorio del Sud dell’Italia, al fine di costruire uno stato unitario; il terzo, Gregorio VII, votato al programma di Riforma del Papato con il coraggio di chi non teme alcun rischio”.

Una storia che, a leggerla bene, è la stessa racchiusa, custodita e rappresentata nei tratti miniati dei preziosi rotoli pergamenacei degli Exultet, ora esposti nel nuovo museo del Tesoro della Cattedrale di Troia [(Foggia) n.d.r].

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