09 ottobre 2006

"Il conte di Montecristo" di Alexandre Dumas

Il Barone e la Bellezza di Francesco Ogliari (tratto da "La Prealpina" del 8 ottobre 2006)

Alla fine del "Conte di Montecristo", il barone Danglars, catturato dai banditi incaricati di fargli restituire il maltolto, si vede costretto per non morire d'inedia a pagare un pollo arrosto con un milione . Più o meno quel che spenderanno in Costa Azzurra altri personaggi in attesa del nuovo anno , quasi due secoli più tardi . L'uno e gli altri avranno almeno mangiato a sazietà? L'interrogativo è retorico . I prezzi raggiunti da certe vendite all'asta di mobili d'arte o di semplici mobili d'epoca - specie il Liberty e il Dèco - fanno pensare, forse con uno strappo alle regole della fantasia, proprio a questi menù che se proprio non mandano in rovina le finanze d'un comune impiegato statale non sono consentiti al giovanotto in cerca di lavoro o al manovale reclutato il mattino presto sulla piazza d'un paese del Meridione. Con quel che costa un trumeau d'angolo o, un armadio a cristalli dell'Ottocento , un tavolino intarsiato o una comode del XVIII secolo, un paio di sedie o uno scrittoio firmati Zanuso, un appartamento da ammobiliare costerebbe caro come un ospedale da costruire e il primo a provare sorpresa o piacere sarebbe il bravo artigiano del 1840 o del 1765 il quale viveva del proprio mestiere senza farne il più delle volte un'arte o una fortuna, non meno dell'ottimo designer che esercitava al meglio la professione senza pretendere d'entrare nella storia del Costume contemporaneo. Né potevano immaginare che valore avrebbe acquistato il loro mobiletto un giorno, quando il tarlo si sarebbe messo al lavoro per dargli un'indiscussa patente di antichità e di autenticità. Che non sia proprio il tarlo ad essere pagato fior di milioni? L'ipotesi di un'infatuazione delirante per la bellezza è probabilmente da escludere. L'infelice barone Danglars divorò a quattro palmenti quel pollo arrosto perché aveva fame, mentre gli piangeva il cuore l'averlo dovuto pagare un occhio della testa. E i clienti privilegiati della Costa Azzurra magari onoreranno il sublime cenone solo perché noblesse oblie. Il concetto di bello , idea trascendentale coltivata con ossequio e passione da millenni, è sparito dalla circolazione dopo la Rivoluzione Francese quando è stato rimpiazzato dal concetto di "buono" che comprende i beni, intesi come bene assoluto. Un Modigliani vale per la grandezza della sua arte (trascendentale) o per i miliardi che rappresenta come un bene (di rifugio)? Si è mai sentito parlare, di questi tempi, d'un nuovo Lorenzo il Magnifico che abbia invitato gli artisti ad attingere dai suoi forzieri, con l'unico impegno di arricchire la comunità delle opere egregie del loro ingegno? I miliardari della società dei consumi non assomigliano ai signori di Firenze , presi come sono, invece, a nascondere, mimetizzare, le loro ricchezze. I Re Mida di oggi non sono magnifici. Se acquistano un Aristotele di Rembrandt non è perché sono affascinati da una tela dipinta che pagano adeguatamente ma perché è una tela che si arrotola facilmente, si può conservare nel caveau di una banca. Alle vendite Sotheby's all'Hotel Drouot di Rue de la Paix, la bellezza è celebrata da coloro che non possono pagarsela. Dal dilettante sprovveduto di mezzi che la vede arrivare, splendere un attimo, sparire, avviata verso lontane destinazioni e sconosciuti amatori del bello divenuto buono . dal battitore che se la vede sfuggire dalle mani dopo averla accarezzata, decantata. Se anche paradossale è il caso dell'Aristotele confuso con il finanziere greco Onassis o del dipinto acquistato per puro investimento, la nostra democrazia non è quella dei Comuni e delle Signorie, ci mancano tante cattedrali; non è più quella di Rockefeller o dei Nobel, dei Balzan e dei Gaslini. Il tempo è il tessuto stesso della nostra vita ed è, insieme,la sua distruzione. E' una fuga - la fuga del tempo -, fuga del paesaggio che sfila rapido davanti al volto di chi si trova seduto vicino al finestrino. Ecco un albero, laggiù: eccolo qui, ed è già passato. Illusione è ciò che pare immobile. Parmeide e la dottrina eleatica. Pericle, e la bellezza. Papa Leone X e Michelangelo, Raffaello. Caio Clinio Mecenate e Virgilio , Orazio, Properzio. Altri tempi ,tempi di imperatori come Augusto; con iniziale maiuscola. Rinascimento , Umanesimo. "Proteggete le arti" scriveva Flaubert a qualcuno che lo ascoltava con orecchio distratto. E' vero che la Storia si insegna sempre meno, che infuria l'Effimero, l'Immagine passeggera, l'Instant, lo Scoop, il Flash. Perché interrogare il passato, invocare i Mecenati? Siamo talmente rivolti all'avvenire che lo inseguiamo con l'avidità del famelico barone Danglars. Lasceremo alle generazioni future, come ha scritto Andrè Frossard, quel che la fisica ci consente di trasmettere loro: atomi, e vuoto.

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