02 luglio 2006

Alessandro Baricco

di Augusto da San Buono

La data di nascita, per me, del fenomeno “Baricco” avviene con la trasmissione televisiva "Circolo Pickwick": è la storia di nuovi spazi, nuove frontiere che si aprono ad una cultura letteraria televisiva mai veramente nata. E l’autore è un giovanotto dalla esse scivolante, un ciuffo nero e dal fascino tutto jeans e casual. Schiere di adepti, soprattutto donne, cominciano a interessarsi di programmi culturali, dove in luogo di professori accademici mezzi calvi, panzuti, unti, pieni di forfora, eczemi e muffa, c’è questo ragazzo fresco, vivo, simpatico, pimpante…
L'entusiasmo cresce a dismisura, di puntata in puntata. Finalmente si è data una decisa sterzata alla bolsa muffa trita imbalsamata asfittica cultura. Baricco, questo è il suo nome, legge libri e autori come se fossero stati stampati allora, per la prima volta, gli dà un’anima, li scrosta dal tanfo delle biblioteche o dalle ex cathedra. In realtà si tratta di autori americani famosi e affermatissimi, veri e propri classici della letteratura (Salinger, Dos Passos, Kerouac, Bukowsky, ecc.) che in Italia non sono mai stati veramente inseriti in un contesto di educazione di massa, sempre per via di quei professori mummificati al pari delle strutture e dei politici, che appartengono per lo più a quel tipo di cultura e mentalità retrive.
Poi, il giovane e affascinante Baricco, comincia a scriverli lui i libri (Castelli di Rabbia, Oceano Mare, ecc ..) e dopo che gli strozzano il programma televisivo, perché il suo successo dà i nervi a qualche papavero della Rai, comincia a scrivere per i quotidiani italiani più famosi e importanti, “La Stampa” di Torino, “La Repubblica”. Ed io lo seguo, lo leggo e apprezzo molto i suoi commenti, in specie lo trovo originalissimo come esperto di musica lirica, ma in genere trovo sempre ricche e affascinanti le sue cronache da equilibrista del nulla, da “barnum” (e infatti le raccoglierà in un volume con quel titolo, “Barnum”, che mi affretto ad acquistare).
Finalmente – mi dico - uno che scrive in modo diverso dalla massa grigia e imbalsamata dei molti giornalisti mestieranti. Mi piaceva il suo linguaggio " frizzante", fatto di bollicine di champagne, svolazzante, quasi sempre sopra le righe, ma allo stesso tempo diretto, immediato, incisivo, ammiccante, colloquiale, goliardico, che strizza l’occhio un po’ a tutte le categorie ... E intanto vado a vedere la performance del suo testo teatrale, " Novecento", e ne rimango incantato, pieno di meraviglia e di musica, di colori, di un simpatico rollare, un mal di mare non da " raccata" nel bugliolo, ma da uomo in frac, brillo, leggero, poetico, o filosofico, da uno insomma che ha bevuto un bicchiere o due in più e tutto e assai più lieve e tenero, anche il peso dell'indomani, che ti aspetta accigliato con il dovere da compiere. E’ a questo punto che inizio a leggere i suoi libri, che ho comprato e tenuto da parte cominciando da: "Seta".
Un libro - dice lui - che non è un libro, ma una storia con una musica (tutte le storie hanno una musica), una musica bianca. Ecco Baricco che fa scomparire tutte le cose reali: sentimenti, case, fiumi, montagne, città, strade, fiori e il mare, sì l'Oceano Mare, che prima aveva descritto con trasporto da innamorato, anche il mare sparisce. E la stanza si riempie di ... niente. Poi va a prendere alcune tessere di un puzzle, come dice Citati: un pizzico di Voltaire, un frammento di Perec, qualcosa di Marco Polo e di Calvino, (naturalmente), il tutto condito con una larga passata di Borges. Poi ritaglia, tagliuzza, trita, fa un polpettone, un impasto per ridurlo infine a qualcosa di sottile, sottilissimo, trasparente, simile alla carta velina che usavamo una volta come copia.
Poi comincia ad istoriarlo, incastonarlo, comporlo sul monitor del computer, in modo tale che uno stesso brano si possa replicare due o tre volte, senza troppa fatica. Alla fine, ecco il libro. E' fatto di "niente" (era il sogno di Flaubert, che non lo realizzò mai, perché non conosceva il Giappone). Invece Baricco sa che il Giappone è un paese senza profondità, senza peso, un paese appunto di carta velina, con pannelli di carta di riso, con stanze senza mobili, con una tazza di tè che rappresenta l'unico discorso possibile e poi la vita di un giapponese è ridotta ad un teatro di ombre, ad un gioco d'ombre ... Eccolo disegnare sul monitor un giapponese con la sua tunica scura, poi una ragazza cogli occhi che stranamente non avevano un taglio orientale ... (ci vuole un che di suspense). E poi gli uccelli, tanti uccelli, centinaia di uccelli dalle grandi ali azzurre che volavano liberamente nel cielo di segni colorati o riempivano follemente una voliera ... Intorno a questo raccontare una storia con un personaggio snob inesistente, senza passato, senza presente, senza futuro, c'è una musica bianca e - leggero, trasparente, lieve come la seta - il Nulla.
Ed ecco confezionato un magnifico romanzo sul Nulla, ma un Nulla pieno di Poesia Bianca, che viene tradotto in settantadue lingue e diventa un best sellers, che fa annoverare Baricco come il più grande scrittore italiano, insieme ad Eco, negli States, ma anche (pare) in Francia e in Malesia e chissà in quanti altri paesi ... Letto questo Romanzo, letto il testo teatrale Novecento, (ottimo come tale, oh, yes, mentre il film l'ho trovato eccessivamente lungo, prolisso e pesantuccio), ho provato a leggere gli altri romanzi, ma non ci sono riuscito. Mi annoiavano terribilmente, dopo poche pagine non ce la facevo a proseguire ... mi sembrava tutto già scontato, già letto, già visto… Era l'effetto Nulla, che ha tuttavia un suo indubitabile fascino. E poi c'è quella straordinaria musica bianca che ti invade e non ti fa pensare al fatto che l'indomani ti devi alzare presto. Sento intorno a me tante voci, giovani voci, per lo più che lo dicono un grande scrittore, il più grande, l’unico che l’Italia abbia, mentre io, in assoluta minoranza, continuo a sostenere trattarsi di un grande genio del Nulla. Ma, ovviamente, come sempre, ai posteri, ai posteri l’ardua sentenza.

(Seta, Alessandro Baricco, BUR, p.102, euro 5 )
(Novecento, Alessandro Baricco, Feltrinelli, p.64, euro 4,50)

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