02 luglio 2006

"Trilogia dei Baci" di Gabriella Imperatori

4 ottobre 2005
Trilogia dei baci (e.c. , La Prealpina del 29 settembre 2005)

Parlare di leggerezza può essere fuorviante, si rischia di creare fraintendimenti. E’ subito da dire allora che qui leggerezza non significa facilità, nemmeno spensieratezza, bensì ariosità, sofficità. Non si può non esserne presi. Accostandosi a Trilogia dei baci (farfalle Marsilio), si capta subito questa leggerezza speciale che si stende, si srotola anzi, secondo un approccio di scrittura capace di staccarsi senza essere distaccato, di commuoversi senza lacrimare. E’ anche materna verso se stessa – la se stessa che narra – e verso la propria creatura – il romanzo – la scrittrice Gabriella Imperatori come riesce ad essere soltanto chi abbia a lungo e più e più volte, ma con calma, girato la sabbia dentro il setaccio. La sensazione che si trae leggendo è analoga a quella che produce uno psicologo. Si entra nello studio, si cerca di tirar fuori i propri problemi; l’altro, se è bravo, sarà impercettibile nel condurre l’incontro, sarà lieve. Eppure, una volta a casa, scopriremo che in fondo al cuore, o nelle anse nascoste del nostro io-mondo è stato condotto un lavoro profondo e che si è andati oltre tante staccionate autodifensive.
Veneziana che vive a Padova, giornalista, saggista, alle spalle testi teatrali, una giuda sociologico-giuridica, una saga familiare (Questa è la terra, non ancora il cielo, Tufani, 1998, con Gloria Spessotto), più romanzi (Bionda era e bella, Rusconi, 1990; Portami via con te, Marsilio, 2000), Gabriella Imperatori usa i talenti dell’esperienza e quelli d’una creatività fluida. La parola è esatta ma non puntigliosa, il periodare è composito ma limpido, l’analisi è minuta, sottile, senza attanagliare. Così si è subito dentro il romanzo, che, partendo dalla giovinezza, indaga un tempo ampio, e accompagna la protagonista, studentessa in collegio, dall’epoca dei baci-non baci, casti, a quella dei baci mendaci, fino alla maturità, quando avanzano i baci d’addio. Lei è Marina “la Rossa”; compagne si soggiorno e di speranze, di esami e di segretezze sono due amiche: Alessandra “la Pia” e Federica “la Longa”. Tutte e tre termineranno l’università negli anni Sessanta per seguire diramazioni anche forzate. Dalla famiglia, dalla socialità, dalle proprie stesse attese. Dapprima le piccole e meno piccole vicende quotidiane danno lo spazio per restarsene in surplace, lasciano fantasticare, si bilanciano con la vita immaginata e desiderata, ma presto arriverà la realtà così com’è: e qualcosa muta, si sgretola.
Pochi mesi e le aspettative si vanno svuotando, l’amore già appare fuggente o fuggito, anche deludente, la famiglia non è più culla, cuccia, ma, per una delle tre amiche, diventa con la sua morbosa malsana attenzione avvio alla fine. L’età dei baci-non baci si chiude, arriva quella dei baci mendaci, in cui serra il matrimonio.
Con il salto di anni cambia il linguaggio, che ora è quello di una donna che riannoda i ricordi tra sé e la propria famiglia, l’Istria, il mare-lago (dall’evocatività di poetica), il senso del divenire nel divenire trasmesso (forse) dalla madre. In un fitto parlarsi, in un continuo ripercorrere e riaggiustare le tappe, e le soglie, l’autrice introduce uno dopo l’altro i suoi temi – la guerra, le etnie, l’emigrazione, il rapporto Nord-Sud – e li intreccia con altri più intimisti, come la prevaricazione, la solitudine, l’incomunicabilità, le maschere cui soggiacciamo. Li affronta con l’introspettività femminile, non facendosene dominare, ma ispezionandoli e porgendoli a chi legge come rifranti da luce e acqua. Ne deriva un gioco di rimandi e di sollecitazioni che sono una delle note dominanti e fascinose del romanzo. Intanto le stagioni si scompongono, ne affiorano di nuove, diverse.
Ma i posti, le genti che hanno dato o tolto vigore all’esistenza, anche le domande che non hanno trovato risposta, non lasciano la mente. Proprio per questo è possibile la pacificazione delle righe conclusive, dopo che la ciclicità ha completato con la morte il suo giro:”E così quando sono disperata, quando il mio angelo custode è distratto e chiamo a raccolta i miei lari, adesso li convoco tutti quanti, mia nonna, mia madre e i miei due padri. Che puntualmente arrivano entrambi. E io mi sento ricca, privilegiata per averne due invece di uno solo come i comuni mortali. E quando il cielo è limpido e gli astri ammiccano e sorridono, fantastico, come in un’estate lontana accanto a un astronomo in erba, che siano emigrati in una remota galassia da cui m’inviano in codice i loro messaggi”.

(Trilogia dei baci, Gabriella Imperatori, Marsilio Editore, p.248, euro 13,50)

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