04 luglio 2006

"Le parole di Gandhi" - Edizioni TEA

di Lagi

- “Signorina, mi scusi, ma questo libro non esiste…”
- “Prego?”
- “Mi spiace ma ci deve essere stato un disguido nel nostro computer, questo libro non è stato censito. Ora provvedo”.
La bibliotecaria sparisce per qualche minuto e torna con la fotocopia della prima pagina del libro, poi ci annota sopra due numeri, e mi dice: “A posto, può andare”.
Il libro “fantasma” si intitola “Le parole di Gandhi”, ed è un’antologia delle frasi pronunciate da un personaggio straordinario, che ha fatto storia: Gandhi, il Mahatma.
Eppure una raccolta così preziosa, in una grande biblioteca, può perdersi, addirittura sparire…Ci rido su, ma è un sorriso amaro. Mi chiedo quanti libri seguano la stessa fine. Esco dalla biblioteca, cerco di convincermi che sì, insomma, può capitare, inutile farsi troppe paranoie. Ma che diamine! E’ Gandhi! Proprio non riesco a digerirla questa cosa…

Ma torniamo al libro: la scelta delle frasi è stata operata da Richard Attenborough, colui che nel 1962 ricevette l’incarico da un funzionario della pubblica amministrazione indiana di fare un film sul Mahatma, e che dedicò oltre 20 anni della sua vita per realizzarlo, presentandolo, a Nuova Delhi, in anteprima mondiale, il 30 novembre 1982.

L’antologia, così come sottolineato da Attenborough, è solo una piccolissima parte dell’opera di Gandhi, e si divide in 5 capitoli, a tema: vita quotidiana, collaborazione, non-violenza, fede, pace.
Si riportano i concetti gandhiani di ahimsa e satyagraha, sempre al centro delle analisi del Mahatma, a riprova che, a disposizione dell’umanità, vi sono forze più potenti della violenza. E che per praticare l’ahimsa, parola sanscrita che letteralmente significa “che non ha alcun desiderio di uccidere”, occorre forza, perché una persona deve esser pronta a restare in stato di ahimsa anche di fronte a tremende avversità. La verità (satya) è espressione dell’amore e la fermezza (agraha) è l’espressione della forza. Gandhi coniò appunto la parola satyagraha per distinguerla da termini come disobbedienza civile e resistenza passiva, definendo il satyagraha la “forza dell’anima” che nasce dalla scoperta del vero spirito umano.

Al di là del valore delle proprie parole, Gandhi stesso diede sempre risalto all’importanza dell’azione: “Non ho nulla di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la non-violenza sono vecchie quanto le montagne. Io non ho fatto altro che tentare di mettere in pratica entrambe, e su scala più vasta possibile. Nel far questo, talvolta ho sbagliato e imparato dai miei errori. La vita e tutti i suoi problemi sono così diventati per me altrettanti esperimenti nell’esercizio della verità e della non-violenza (…). Non ho ombra di dubbio: qualsiasi persona, uomo o donna, può ottenere i miei stessi risultati, se solo compirà lo stesso sforzo e coltiverà la stessa speranza, la stessa fede”.

Diversi sono i testi che riportano le frasi e le gesta del Mahatma. Di recente in libreria ho scoperto addirittura un libro che si intitola “Gandhi per i manager, l’altra strada per un successo illuminato e pacifico”, che parte dal presupposto che da Gandhi possiamo imparare molto non solo sul piano umano ma anche su quello organizzativo e gestionale, riuscendo a risolvere i problemi e raggiungere il successo con le sole armi della non-violenza e della tolleranza.

Considero Gandhi una personalità straordinaria. Albert Einstein disse del Mahatma: “Le generazioni future stenteranno a credere che un uomo come lui abbia davvero camminato su questa terra”. A volte mi chiedo se Gandhi fosse qui oggi, con la tecnologia che abbiamo, Internet, le comunicazioni satellitari… quanta e quale forza riuscirebbe a trasmettere a tutti noi?

“Credo fermamente che tutte le creature di Dio abbiano diritto di vivere al pari di noi. Se - invece di prescrivere l’uccisione delle creature cosiddette nocive come se fosse un dovere – gli uomini di scienza avessero usato la loro dottrina per scoprire il modo di regolarci con esse altrimenti che uccidendole, a quest’ora vivremmo in un mondo confacente al nostro status di uomini: animali dotati di ragione e della capacità di scegliere fra il bene e il male, giusto e sbagliato, violenza e non-violenza, verità e menzogna”.

(Le parole di Gandhi, Edizioni TEA, p. 105, 1994)

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