02 luglio 2006

"Salimmo alle Meteore" di Leti Loft

di Marino Buzzi (tratto da La Prealpina del 29 settembre 2005)

Linguaggio aspro, fratturato, poi rasserenamenti e ancora ansia, nel nuovo romanzo pubblicato da Luciana Tufani Editrice (copertina di Elena Ciuti) nella collana Elledi. Entrato in questi giorni in libreria, si intitola Salimmo alle Meteore. Per l’autore, Leti Loft, è l’esordio, anche se, informa la biografia, non si tratta del primo lavoro, “perché appartiene a un percorso di scrittura dedicato alla donna, indagata dall’infanzia alla vecchiaia”.

Siamo negli anni Settanta. La storia prende avvio dal Lago Maggiore, si sposta nei dintorni, odora di Svizzera e di confine, tuttavia potrebbe avvenire in un qualsiasi territorio vicino a laghi freddi e invernali. Questo per dire che il romanzo cerca l’esistenzialità, vive in un’allure di sospensione, a mezz’aria tra terra e cielo.
Non dissimili sono i personaggi. Pure loro sono aspri, ispidi, soprattutto disperati.
Nella loro disperazione Loft non si accontenta di portarci come come visitatori, perché ci spinge dentro, ci fa partecipi. A piccoli passi si scende, accompagnati in un gorgo tra “occhi di Munch”, “corpi come fiaccole”, “arte minimalista in un obitorio” e dopo si sale “senza ali”, “attorno alla luna per vederne la faccia di luce e la faccia di ombra” arrivando “alle Meteore”.

Diversi sono i protagonisti e non solo umani: il freddo è uno di loro e il clima nordico una nitida caratterizzazione. Più di tutto però sono l’aria, la montagna, il vento a emergere, al limite dalla personificazione; sono anche i ricordi – la casa, il lago, la famiglia – che compaiono d’improvviso, sovvertono il ritmo e stemperano l’angoscia, la crudezza. Ecco, allora, immagini festose, di grande tenerezza. E’ tra queste pieghe del pensare che incontriamo Colmegna con i mirtilli, Cannero con le barche, le strade per Cremenaga e Fornasette, Germignaga col boschetto. Sebbene si parli della fonte di San Bernardino, di San Pietro e di Creva, della “strada bianca che conduce fino a Santa Rita costeggiando il Tresa”, Luino non viene mai nominata. C’è da credere di proposito, forse per velarla di nostalgia, immergerla in uno di quegli amori che mai si ammettono. I ricordi ci sono sembrati una delle poche possibilità di conforto proposte dal testo, denso, che afferra il lettore fin dall’inizio e che, anche linguisticamente sperimentando, non dà risposte, lascia in campo la vita e la morte, l’aggressività e la compassione con pari peso. Lo sviluppo di trama e emozioni ha cammino circolare, è tutto giocato in quel posto di cui non si fa mai il nome. Capiamo che cos’è il posto, meglio “il Posto”, trovati anche in noi altri posti simili quello, ma solo nostri, appartenenti al nostro vissuto. Il Posto è un simbolo, il lato oscuro, è ciò che di deve attraversare e comprendere se si vuole salire alle Meteore.

Leti Loft è dichiaratamente uno pseudonimo perché, spiega il risvolto di copertina, “l’attenzione, prendendo in mano un’opera creativa, deve intrecciarsi unicamente con quel che si sta leggendo”. E’ un’idea come un’altra, che lascia una certa curiosità.
Non si sa per esempio se ci troviamo di fronte a un uomo che abbia voluto entrare nella psiche di donna o a una donna (come l’introspezione, la pietà che ha un che di materno portano a credere). Ma sarà davvero uno pseudonimo o, andando a cercare, si può trovare da qualche parte, magari appena passato il valico (l’Editrice Tufani ha pubblicato nomi canadesi, inglesi, giamaicani, svizzeri) un/una Leti Loft? Per adesso non si sa. Meglio, è solo la lettura a sedurci e a lasciare la sua traccia.

(Salimmo alle Meteore, Leti Loft, Luciana Tufani Editrice, p.196, euro 12.00)

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