28 giugno 2006

18 agosto 2005
Alla cieca di Augusto da San Buono - Chieti

Con " Alla Cieca", Claudio Magris fa incetta di premi. Dopo aver vinto il Premio Giuseppe Tomasi Lampedusa , ha vinto il «Premio del mare» , per la narrativa, con la seguente motivazione della giuria: " Magris nel suo romanzo Alla cieca celebra il mare come metafora della vita, rappresentando le vicende dei suoi personaggi come una sofferta navigazione nelle tempeste della storia. Attraverso la propria vita e quella dell'avventuriero che in lui si sarebbe incarnato, il protagonista - un alienato mentale, o presunto tale - ci racconta gli impazzimenti della storia: il fascismo, il comunismo, le guerre. E ci propone una lucida e dolorosa riflessione sull'infinita schiera di naufraghi che essa ha provocato e provoca. Un'opera, quella di Magris, che appare destinata a rappresentare una pietra miliare della narrativa italiana.Nel nuovo libro dell'autore di "Danubio" e "Microcosmi" tornano i temi chiave dell'uomo nel suo rapporto con la storia, il mare, e l'avventura. Vicende, sentimenti e personaggi che s'imprimono nella memoria. Due secoli di storia tra racconto e riflessione, destini individuali ed epopee collettive.Ma non tutti sono d'accordo sulla grandezza del libro.
Ad esempio una mamma scrive:"I propositi dell'autore saranno anche buoni, ma è il libro è di una noia mortale: ripetitivo, grammaticalmente contorto… soprattutto inadatto a ragazzi della 1°liceo, come mio figlio, costretti a leggerlo come compito delle vacanze estive. Così si fa morire l'amore per la lettura...Mentre un'altra lettrice , Anna , scrive: "Alla cieca", secondo me è un autentico capolavoro. Un libro intriso di disperazione, la disperazione di chi ha visto sorgere e cadere ideologie, regimi, muri, utopie. E ha visto gli eterni donchisciotte della storia, che sono stati milioni, travolti dai loro sogni, ingannati, umiliati, ridotti a marcire nei lager del mondo. La materia è tanta, magmatica, incandescente, come la lava di un vulcano in eruzione, ma dominata perfettamente da Magris. L'io narrante è confuso, fragile, malato. Il caos della storia lo ha travolto. Ma l'autore regge tutti i fili della sua vicenda, dei suoi deliri, delle sue angosce, delle sue tante vite, con grande maestria. Il suo è un discorso che abbraccia un intero secolo, il "secolo breve" che in realtà è stato lunghissimo e di una crudeltà inenarrabile. Magris rende giustizia, finalmente, ai tanti nessuno che a Goli Otok come a Dachau, nelle foibe e nei gulag, hanno pagato durissimamente per quello in cui hanno creduto. Confessione e referto clinico, epopea e autobiografia, traccia continuamente cancellata e riscritta, alla cieca intreccia storia e delirio, mito e ricordo. È un viaggio nel tempo che commuove e sgomenta, scava nelle pieghe più inquiete e dolorose dell'anima per trovare un senso, o almeno una estrema via di fuga.
(Alla cieca, Claudio Magris, Garzanti Libri, euro 18, pp. 335, 2005)

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